Food design: adventure for the senses - taste design

July, 22 2013 10:00

Posted inMaster Design Management Sole24Ore

Food Design is the new catchphrase in the world of design. The culture of design and technological innovations are used to enhance the relationship between food contents and containers.

In this way Food Design becomes a real area to focus on, and the combination of food and design becomes a key word of our times. With this term we can put together all those projects which are not necessarily thought as an industrial product, but that somehow gravitate around food, and consequently eating.  For example, food design can be a bottle opener in the shape of a doll as well as an ice cream cone or a tea bag.

 

Food design has been around for a while now, but there is no denying that in recent years, almost absurdly, a designer is not considered as such if he, as well as having designed a chair, has not also created a product related to food, be it a kitchen utensil or the shape of biscuit, it doesn’t matter, what is crucial is the focus on designing taste.

 

 

And if on the one hand we have the designer chef, on the other hand we have chefs who dabble with food design.  The designer chef generates the experience of eating, educates and engages the public in the choice of raw materials, the transformation of the dishes using instruments capable of making the art of cooking a topic of innovation and experimentation. In this perspective, the act of eating is no longer seen as a mere need, but an experience capable of engaging in equal measure the senses of sight, smell, touch and hearing.

 

Among the latest generation of young chefs we cannot ignore The Fooders, whose very name reminds us of a musical group. The Fooders are young but their ideas are strong, using a language similar to that of an expert designer when talking about technique and technology but also aesthetics and usability, communication and promotion. The Fooders sense that there is something more than the mere presentation of delicious meals and perceive the importance of the designing taste. They take the show out of the kitchen and among the people. In 2006 they started on a mission to help revive the image of the professional chef.

 

 

A chef, according to the The Fooders, is a sort of rock star with bodyguards and groupies, in short an artist in all respects. With this in mind, new projects are continuously created, like The Gastronauts, a live international cooking show of gourmet cuisine, or the “Eat the Skyline” event, a food installation that serves to reflect Rome’s future urban development.

 

 

 

On the other side, the designer-chef that stands out the most is Martí Guixé, talented designer who works at European level.

Martì is a provocative artist who likes to call himself “ex-designer”. His projects are always the result of experimental research, also within the food spectrum where he designs new experiences. Among his most recent work is the project “Experimental mix of fruit and vegetable for Corraini”.

 

 

 

The project consists of a book called “R&D Book”, where adults and children are given the possibility of making a new type of fruit or vegetable, which in turn is created by two other fruits. The book faces a real taste-design experience assigned directly to the users who decide the colour, shape, name and of course the taste of the new fruit.

 

 

 

So in an era of experiences, the reward is given to the most satisfying taste, triggering a duel to the last flavour. In this challenge, both cooks and designers cannot help but join in with the aim of combining taste and aesthetics worthy of an exhibition at a museum of contemporary art. With this is mind, a delicious and fascinating show was set up at the Mart Rovereto (until 2nd June 2013) called “Progetto Cibo: La forma del Gusto”.

 

Participating designers and architects were Bompas&Parr, Achille Castiglioni, Lorenzo Damiani, Antonio Canavacciuolo, Forma Fantasma, Giorgetto Giugiaro, Marti Guixé, Giulio Iacchetti, Alessandro Mendini, Alkesh Parmar, Gaetano Pesce, Philippe Starck, while chefs included were Gualtiero Marchesi, Bruno Barbieri, Massimo Bottura, Carlo Cracco, Daniel Facen, Davide Oldani, Davide Scabin, Enrico Azzimonti,  Diego Ramos.

 

 

During the exhibition important chefs worked closely with contemporary food designers to show visitors that behind traditional foods, such as bread, there is a real project composed of technical drawings and analysis. As anticipated 50 years ago by Bruno Munari in his book “Good Design”, also behind an orange there seems to be a real design project.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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VERSIONE ITALIANA

 

Progettazione e disegni tecnici in cucina, è il nuovo tormentone del design. Cultura del progetto ed innovazione tecnologica si mettono a servizio del cibo e degli alimenti, per esaltare al meglio il rapporto tra contenuto e contenitore. 

 

In questo modo Il food-design diventa una vera e propria disciplina. Dunque il binomio cibo-design è la parola chiave dei nostri tempi. Con questo termine si vogliono accomunare tutti quei progetti, che non sono necessariamente pensati in un'ottica industriale, ma che in qualche modo gravitano attorno al cibo e di conseguenza anche all’atto del mangiare. Si possono dunque considerare come prodotti di food-design, allo stesso modo, un apri bottiglie a forma di bambolina, un cono gelato o delle bustine da thè. 

 

Se la progettazione per il food è sempre stata presente, non si può negare che negli ultimi anni, quasi per assurdo, un designer non viene considerato tale se nella sua vita, oltre ad aver progettato una sedia, non abbia anche realizzato qualche prodotto riguardante l'ambito del food, che sia un utensile da cucina, o la forma di un biscotto non importa, ciò che è di fondamentale importanza è l'attenzione per la progettazione del gusto. 

 

E se da un lato abbiamo designer chef, dall'altro sono proprio gli chef a dilettarsi con la progettazione del cibo. Il cuoco designer progetta l’esperienza del mangiare, educa e coinvolge l’utente nella scelta delle materie prime, nella trasformazione dei piatti, avvalendosi di strumenti in grado di rendere l’arte di cucinare campo d’innovazione e sperimentazione. In quest'ottica l'atto di nutrirsi non è più visto come mero bisogno, ma è un'esperienza a tutti gli effetti, in grado di coinvolgere in egual misura i sensi della vista, dell’olfatto, del tatto e dell’udito. 

 

Tra i giovani cuochi designer di ultima generazione non si possono ignorare i The Fooders, il cui stesso nome sembra ricorda quello di un gruppo musicale. I The Fooders sono giovani, ma hanno le idee ben chiare. Utilizzano un linguaggio simile a quello di un esperto designer, parlando di tecnica e tecnologia, ma anche di estetica e usabilità, comunicazione e promozione. I The Fooders, intuiscono che c'è qualcosa di più che esula dalla mera preparazione di pietanze prelibate, percepiscono l'importanza della progettazione del gusto. Portano fuori dalla cucina lo spettacolo del cucinare. Nel 2006,  debuttano in proprio, iniziando un percorso che parte dalla ferma volontà di contribuire a rinfrescare l’immagine del cuoco professionista.

 

Il cuoco secondo i The Fooders è oggi una sorta di Rockstar con seguito di body-guards e groupie, insomma un artista a tutti glie effetti. Da questa idea nascono progetti come ,The Gastronauts uno spettacolo di live cooking di taglio internazionale, fatto di sonorità black e cucina gourmet, oppure l'evento Eat the skyline, un'installazione di cibo la quale serve a far riflettere sul futuro urbanistico di Roma.

 

Dall'altro fronte tra i designer-chef di maggiore rilievo spicca la figura di Martí Guixé, designer di talento che opera nel contesto europeo.

Martì è autore e artista provocatorio il quale ama definirsi “ex-designer”, dall’approccio molto personale. I suoi progetti sono sempre frutto di una forte ricerca di stampo sperimentale. In quest'ottica lavora anche con il food, progettando delle vere e proprie nuove esperienze. Tra i suoi ultimi lavori ricordiamo il progetto: Mix sperimentali di frutta e verdura per Corrarini

 

) Il progetto consiste in un libro dal nome: R&D Book, dove viene data la possibilità, sia ad adulti che a bambini, di creare un nuovo tipo di frutto o verdura, il quale nasce dall'unione a sua volta di altri due frutti. Siamo davanti ad una vera e propria progettazione del gusto, affidata direttamente agli utenti, i quali decidono il colore, la forma, il nome e ovviamente anche il sapore del nuovo frutto.

 

Così in un'epoca di esperienza viene premiata quella più soddisfacente, scatenando un duello all'ultimo sapore. A questa sfida sia i cuochi che i designer non possono fare a meno che aderirvi con l'obiettivo di combinare esaltazione dei sapori e presentazioni estetiche degne di un museo di arte contemporanea. Da questi presupposti nasce una mostra assolutamente affascinante e golosa, che si terrà al Mart Rovereto fino al 02 Giugno 2013 dal nome:  Progetto cibo. La forma del gusto.

 

Alla mostra partecipano designers e architetti come Bompas&Parr, Achille Castiglioni, Lorenzo Damiani, Antonio Canavacciuolo, Forma Fantasma, Giorgetto Giugiaro, Marti Guixé, Giulio Iacchetti, Alessandro Mendini, Alkesh Parmar, Gaetano Pesce, Philippe Starck e chef di livello assoluto come Gualtiero Marchesi, oltre a Bruno Barbieri, Massimo Bottura,  Carlo Cracco, Daniel Facen, Davide Oldani, Davide Scabin, Enrico Azzimonti,  Diego Ramos.

 

Durante la mostra lavoreranno gomito a gomito chef di spiccato livello insieme ai diversi food designer contemporanei, con l'obiettivo di rendere noto a tutti che anche dietro a cibi tradizionali, come ad esempio il pane, vi è un vero e proprio progetto composto di disegni tecnici e analisi. Come aveva anticipato 50 anni fa Bruno Munari nel suo libro Good Design, anche dietro ad una arancia pare esservi un vero e proprio progetto di design.